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giovedì 19 febbraio 2015

Massimo Troisi





 
Nacque il 19 febbraio 1953 a San Giorgio a Cremano, cittadina alle porte di Napoli, da Alfredo Troisi, macchinista ferroviario, e da Elena Andinolfi, casalinga. Crebbe in una famiglia molto numerosa; abitò nella stessa casa con i genitori, cinque fratelli, due nonni, gli zii e i loro cinque figli.[3] Troisi si diplomò geometra all'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri "Eugenio Pantaleo" di Torre del Greco. Contemporaneamente scrisse alcune poesie in dialetto ispirate a Pasolini, suo autore preferito.

Nel 1972 a Troisi venne diagnosticata un'anomalia cardiaca che lo obbligò, nel 1976, a recarsi negli Stati Uniti per un intervento alla valvola mitralica; alle spese del viaggio contribuì una colletta organizzata, tra gli altri, dal quotidiano di Napoli Il Mattino.[4] L'operazione venne eseguita a Houston dal professor Michael E. De Bakey ed ebbe buon esito, tanto è vero che Troisi riprese la sua carriera teatrale poco tempo dopo. Troisi non amava parlare della sua malattia, solo i familiari e gli amici intimi erano a conoscenza dei suoi problemi di salute.

I primi anni in teatro


Troisi cominciò la sua carriera di attore, dal 1969, nel teatro parrocchiale della Chiesa di Sant'Anna insieme ad alcuni amici d'infanzia (tra cui Lello Arena, Nico Mucci, Valeria Pezza).Successivamente il gruppo affitterà un garage in via San Giorgio Vecchio, 31 che verrà chiamato Centro Teatro Spazio, dove verranno rappresentati diversi spettacoli in stile pulcinellesco, al quale si aggiunge una commedia scritta dallo stesso Troisi: Si chiama Stellina. Al gruppo si aggiungerà successivamente anche Vincenzo Purcaro, che più tardi cambierà il suo cognome in Decaro


Dopo il ritorno di Troisi dagli Stati Uniti, dove si era recato per l'intervento chirurgico, il gruppo del Centro Teatro Spazio si assottiglia e nasce quello de I Saraceni che, oltre all'attore napoletano, comprende anche Enzo Decaro e Lello Arena. In seguito il gruppo cambierà definitivamente nome in La Smorfia, voluto proprio dallo stesso Troisi in quanto « è un riferimento, tipicamente napoletano, a un certo modo di risolvere i propri guai: giocando al Lotto, e sperando in un terno secco... la "smorfia", infatti, non è altro che l'interpretazione dei sogni e dei vari fatti quotidiani, da tradurre in numeri da giocare a lotto».

Dopo alcuni spettacoli al Teatro Sancarluccio di Napoli, il gruppo ha un rapido successo che gli consente di approdare prima al cabaret romano La Chanson e ad altri spettacoli comici in tutta Italia, poi alla trasmissione radiofonica Cordialmente insieme, e infine in televisione, dove il trio partecipa ad alcuni programmi tra i quali Non stop (1977), La sberla (1978) e Luna Park (1979). L'ultimo spettacolo teatrale del trio è Così è (se vi piace), citazione del Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello.

Il successo al cinema


Dopo aver lasciato la Smorfia, Troisi decise di intraprendere la carriera cinematografica. Il produttore Mauro Berardi gli propose un film di Luigi Magni, "'O Re", dedicato a re Francesco II di Borbone, che lui però rifiutò in favore di Ricomincio da tre, sempre prodotto da Mauro Berardi, pellicola nella quale debuttò sia come attore che come sceneggiatore e regista. Il film, acclamato dalla critica, permise a Troisi di ottenere tre Nastri d'argento per il miglior regista esordiente, miglior attore esordiente e per il miglior soggetto e due David di Donatello per il miglior film e per il miglior attore. Il film ottenne anche un buon successo di pubblico.




Troisi con Lello Arena in Scusate il ritardo
L'anno seguente accettò di dirigere uno speciale televisivo trasmesso da Rai Tre per la serie Che fai, ridi?, dedicato ai nuovi comici italiani di inizio anni ottanta, Morto Troisi, viva Troisi!, con Marco Messeri, Roberto Benigni, Lello Arena e Carlo Verdone.

Sempre nel 1982, tornò a recitare al fianco di Lello Arena nel film No grazie, il caffè mi rende nervoso, nel quale un fanatico e invasato difensore delle tradizioni napoletane (pizza, sole e mandolino), cercando in tutti i modi di impedire lo svolgimento del "Primo Festival Nuova Napoli", simbolo della novità usurpatrice della tradizione, finisce col provocare la morte di Troisi, in un vicolo, dentro un organetto e con la pizza in bocca. Di questo film sono da ricordare in particolare i monologhi di Troisi nell'albergo, al commissariato e dal giornalaio.

La successiva tappa della carriera cinematografica è del 1983, con Scusate il ritardo, nel quale il protagonista è simile nei caratteri al Gaetano del film precedente, ma più timido e impacciato; è incapace di consolare un suo amico in crisi affettiva ma è a sua volta incapace di amare la sua donna. Il titolo del film è un riferimento sia al troppo tempo trascorso dal film precedente, del 1981, sia ai diversi tempi dell'amore e alla non sincronia dei rapporti di coppia




Troisi con Paolo Bonacelli e Roberto Benigni in Non ci resta che piangere
Altro grande successo di pubblico (ma non di critica lo ottenne nel 1984 con Non ci resta che piangere, unico film a fianco di Roberto Benigni, da lui molto lontano per lingua e gestualità. Il film - basato su una trama elementare - è ricco di citazioni storiche e rimane comunque nell'immaginario collettivo per le invenzioni e le gag di Troisi e Benigni. Mario (Troisi) e Saverio (Benigni), trovato chiuso un passaggio a livello, passano la notte in una locanda, ma la mattina scoprono di essersi risvegliati a "Frittole", nel 1492. Devono adeguarsi alla vita dell'epoca pur sperando di rientrare nel loro mondo. Fra le tante gag è da menzionare la scena della scrittura di una lettera a Girolamo Savonarola, chiara citazione dell'analoga scena interpretata da Totò e Peppino De Filippo in Totò, Peppino e... la malafemmina.

Inoltre, nel 1986 Troisi ebbe un piccolo ruolo nel film diretto da Cinzia Torrini, Hotel Colonial, girato in Colombia, nel quale tenta la carta del cast internazionale. Troisi interpreta un traghettatore napoletano emigrato in Sudamerica che aiuta il protagonista nella ricerca del fratello.

Nel 1987 fu attore e regista in Le vie del Signore sono finite, ambientato durante il periodo fascista; interpretò il ruolo di Camillo Pianese, un invalido "psicosomatico", assistito dal fratello Leone (l'inseparabile amico di sempre Marco Messeri), lasciato dalla sua donna e che si trova a consolare un suo amico, malato autentico e innamorato della stessa donna senza essere ricambiato. Il film vinse il Nastro d'argento alla migliore sceneggiatura.

Nel triennio seguente collaborò come attore con Ettore Scola in tre film, i primi due con Marcello Mastroianni: Splendor (1988), in cui è proiezionista di un cinema prossimo alla chiusura; Che ora è? (1989), sui rapporti conflittuali tra padre e figlio per il quale venne premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, ex aequo con Mastroianni, alla Mostra del Cinema di Venezia; e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990), dove interpretò Pulcinella, presentato in anteprima alla 41ª edizione al "Berlin International Film Festival".

L'ultima regia di Troisi, dove è anche sceneggiatore e protagonista, è quella di Pensavo fosse amore... invece era un calesse del 1991, con Francesca Neri e Marco Messeri.

Il postino e la morte prematura

« Ed è stata un'esperienza umana grandissima, perché lui stava male e ha voluto fare questo film a tutti i costi: tutti gli dicevano "ma dai, fai il trapianto e poi lo farai", e lui diceva "No, questo film lo voglio fare con il mio cuore". [...] E poi questo film è il suo testamento morale. »





L'abitazione del poeta Pablo Neruda. A detta del padrone dell'abitazione, Pippo Cafarella, fu proprio Troisi a proporre alla produzione questo luogo come set del film
All'inizio del 1994 Troisi, recatosi ancora una volta negli Stati Uniti per dei controlli cardiaci, apprese di dover sottoporsi con urgenza a un nuovo intervento chirurgico, ma decise di non rimandare le riprese del suo nuovo film: Il postino (1994), girato a Procida e Salina e diretto da Michael Radford, liberamente tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Antonio Skármeta, che tratta dell'amicizia tra un umile portalettere e Pablo Neruda (Philippe Noiret) durante l'esilio del poeta cileno in Italia. Troisi riuscì a terminare le riprese del film con enorme fatica e con il cuore stremato, facendosi sostituire in alcune scene da una controfigura.

Troisi morì nel sonno, nella casa della sorella Annamaria e in compagnia del suo più grande amico sin dall'infanzia, Alfredo Cozzolino, a Ostia, quartiere marino di Roma, per attacco cardiaco, il 4 giugno 1994, 12 ore dopo aver terminato le riprese de Il postino

Due anni dopo la morte di Troisi, Il postino venne candidato a cinque Premi Oscar (tra le quali Massimo Troisi come miglior attore: il quarto di tutti i tempi a ricevere una nomination per l'Oscar postumo), ma delle cinque nomination si concretizzò solo quella per la migliore colonna sonora (scritta da Luis Bacalov).

Critica


Troisi, nel corso della sua carriera, è stato accolto in maniera favorevole da gran parte della critica cinematografica italiana, ma anche internazionale. Già il suo primo film, Ricomincio da tre, ricevette grandi consensi da parte della critica, con particolare attenzione per lo stesso Troisi, che venne definito a quel tempo come il "salvatore del cinema italiano", allora ritenuto in crisi. Inoltre, già all'uscita di Ricomincio da tre, Troisi venne paragonato a Totò e a Eduardo de Filippo, paragone che con franchezza egli così commentò:
« No, a me sembra anche irriverente fare questo paragone. Ma non lo dico per modestia, perché non si fa il paragone con Totò o con Eduardo, questa è gente che è stata trenta-quaranta anni e quindi ci ha lasciato un patrimonio. »


Il secondo film, Scusate il ritardo, è stato definito dalla critica italiana come "l'opera migliore dell'autore partenopeo" Antonio Tricomi su "Cinemasessanta" del 1983 scrisse: «Ancora una volta Troisi ha saputo cogliere gli umori della sua generazione, passata dalle aperture utopistiche ad un sedentarismo domestico e claustrofobico, dalla foga contestataria fino ad un'insofferenza flebile e diffusa, dai miti della rivoluzione sessuale ad una paralizzante insicurezza nei confronti delle donne». L'unico insuccesso è il film con Benigni, Non ci resta che piangere, il quale venne accolto tiepidamente dalla critica, nonostante il grandissimo successo al botteghino. Troisi apparve successivamente in Il viaggio di Capitan Fracassa nel ruolo di Pulcinella, personaggio paragonato spesso a Troisi per la comicità, per l'uso del dialetto, ma anche per l'aspetto e il modo di recitare. Federico Salvatore, originario di San Giorgio a Cremano come Troisi, in un'intervista a Vite straordinarie, ha definito Troisi un "Pulcinella moderno"




Troisi fu spesso paragonato alla maschera di Pulcinella e a Eduardo de Filippo durante la sua carriera
« Massimo è Pulcinella senza maschera. A parte che Pulcinella è stato, nel pieno del suo vigore, della sua vita centrale, censurato, e ha operato lo stesso senza maschera. Per me Troisi rappresenta il Pulcinella che porta. Poiché Pulcinella è stato internazionale, Pulcinella è stato francese, Pulcinella è stato inglese, Pulcinella ha superato il Volturno. Massimo ha fatto la stessa cosa, l'unico napoletano con la napoletanità che ha superato il Volturno, quindi per me rappresenta un'ultima possibilità che abbiamo avuto, da un punto di vista teatrale e cinematografico, di superare, di uscire dallo stereotipo della napoletanità, fine a se stessa. »


Probabilmente il maggiore successo di Troisi è Il postino, il suo ultimo film. L'attore ricevette ottime critiche da moltissimi attori internazionali, tra i quali Sean Connery, che rivelò che gli «avrebbe fatto piacere girare un film con Troisi», e inoltre ottenne anche numerose recensioni favorevoli da giornali americani, come The Washington Times («Il Postino rappresenta quel trionfo internazionale che Troisi sperava di avere e che non ha fatto in tempo a godersi») e anche The New York Times («Troisi dà al suo personaggio una verità e una semplicità che significa tutto»).




Isabella Rossellini intervistò Troisi durante la trasmissione Mixer

La questione della lingua


Nella sua carriera teatrale e cinematografica, Troisi ha sempre parlato con la sua lingua napoletana. La parlata di Troisi è come una "lingua confidenziale", con la quale l'attore napoletano si sentiva a suo agio. Agli esordi Troisi non ritenne prioritaria la questione della comprensibilità e perciò continuò a parlare unicamente in napoletano.

Nonostante in quel periodo la parlata dell'attore suscitasse immediatamente attenzione nella cinematografia italiana, in quanto gli elementi dialettali venivano proposti con intransigenza ed estremismo, Troisi non se ne curò molto e affermò più volte, nel corso di interviste o apparizioni televisive, di saper parlare unicamente il suo dialetto Ad esempio si ricorda l'intervista per Mixer di Isabella Rossellini, nella quale la giornalista chiese a Troisi «Ma perché parli sempre in napoletano?» ricevendo da quest'ultimo la risposta: «Perché è l'unico modo in cui so parlare». In seguito, Troisi ebbe l'urgenza di voler comunicare anche a un pubblico maggiore e per questo la presenza del dialetto dai suoi film dopo Scusate il ritardo si affievolisce Troisi, quindi, realizza una lingua "italiana popolare", ma comunque ricca di venature dialettali.

Le tematiche


Nei suoi film e sketch, Troisi utilizza una larga varietà di tematiche che spesso sono al centro di quasi tutto l'arco narrativo dell'opera.






“La Smorfia”,

ottenendo subito un grande successo. L’esordio cinematografico avviene del 1981 con
 “Ricomincio da Tre”, 

seguito nell’83 da 
“Scusate il ritardo”

. L’anno successivo, in coppia con Roberto Benigni, ottiene uno strepitoso successo di pubblico con 
“Non ci resta che piangere”
  Muore nel giugno 1994, poco dopo la fine delle riprese de 
"Il postino"

, per cui riceverà una candidatura postuma all’Oscar come migliore attore protagonista.

sabato 24 gennaio 2015

Giuliano Sangiorgi

Nati in questo giorno

Giuliano Sangiorgi


data di nascita: mercoledì 24 gennaio 1979 (36 anni fa)






 
 
 

Giuliano Sangiorgi, compleanno alle terme con i Negramaro: "Faremo il bagno di notte"


 

Oggi, il 24 gennaio, Giuliano Sangiorgi festeggia 36 anni. Fabio Volo lo ha chiamato questa mattina per fargli gli auguri in diretta e in anticipo. Il cantante ha raccontato come festeggerà il suo compleanno: alle terme con tutta la band.


 
 
Giuliano Sangiorgi: Protagonista del pop italiano con i Negramaro, di cui è il frontman, con la sua voce potente esplora l'universo dei sentimenti umani e le terre soleggiate e ricche di fascino del suo Salento.

Pugliese di Nardò, in provincia di Lecce, si affaccia come chitarrista per poi scoprirsi abile pianista e cantante. Nel 2001 fonda con altri cinque amici la band "Negramaro", che al terzo album s'impone sulla scena nazionale: con il singolo  
Mentre tutto scorre 
 
 
, tratto dall'omonimo album, vincono il "Premio della Critica Radio & TV" alla 55ª edizione del Festival di Sanremo.

Come autore si accredita presso i colleghi più rinomati, su tutti Andrea Bocelli, per cui scrive 
"Le parole", Jovanotti, curando il testo del singolo "Safari" (2008), e Adriano Celentano, sua Io non ricordo (da quel giorno tu) (2013). Diverse le sue canzoni presentate a Sanremo da altri artisti, come "Niente" e "E se poi" portate in gara da Malika Ayane all'edizione del 2013.

Oltre a comporre colonne sonore per il cinema, tra cui quella del film "Cemento armato", è autore di un romanzo noir, Lo spacciatore di carne, edito nel 2012 da Einaudi.
 
 

mercoledì 21 gennaio 2015

Plácido Domingo

 Nato José Plácido Domingo Embil il 21 gennaio 1940 a Madrid





Nato José Plácido Domingo Embil il 21 gennaio 1940 a Madrid, figlio di cantanti, recita e canta (da autodidatta) nella compagnia dei genitori. Dopo aver studiato pianoforte, direzione d'orchestra e composizione in Messico, fra il 1956 e il 1959 canta e dirige "zarzuelas" (ossia il tipico genere di teatro spagnolo, in parte cantato e in parte parlato, in questo affine al Singspiel tedesco e all'opera comica francese, caratterizzato da melodie spontanee e argomenti buffi o divertenti), e operette, interpretando sia ruoli di tenore che di baritono (ad esempio Danilo e Coutançon nella "Vedova allegra").
Il vero e proprio esordio operistico avvenne a Monterrey come Alfredo in "La traviata " e a Dallas nel 1961 con "Lucia di Lammermoor" di Gaetano Donizetti, imponendosi in breve come uno dei migliori tenori lirici del suo tempo. In seguito, passò due anni all'opera nazionale di Israele, dove ha avuto modo di interpretare dodici ruoli differenti in più di 280 esecuzioni operistiche. Mano a mano che la sua carriera prendeva una sostanza sempre più importante, si delineava di conseguenza anche il suo repertorio, uno dei più vasti ed eclettici che si siano potuti constatare nell'intero arco del Novecento, comprendente nel suo nucleo fondamentale, tutti gli imprescindibili capolavori ottocenteschi siano essi francesi, italiani e tedeschi. L'ampio ventaglio degli approcci linguistici che ciò comporta non ha spaventato più di tanto il grande tenore, dotato invero di una pronuncia e di una conoscenza della lingua, in tutti gli idiomi sopra elencati, non meno che impressionante (e basterebbe sentirlo cantare Gounod, Wagner o Rossini per rendersene conto).
Placido Domingo, infatti, è senz'altro uno dei rappresentanti più colti e consapevoli della stirpe tenorile, grazie alla sua vasta preparazione (non solo musicale) e della sua fenomenale capacità di apprendimento fenomenale (a sentirlo parlare italiano, tanto per fare un esempio, si rimane stupiti che sia di un'altra nazione). Egli ha sempre operato scelte oculate e di alto livello, anche quando si è trattato di scendere su terreni più propriamente "popolari". Accanto alle celebri esibizioni con i "Tre Tenori" (gli altri due sono Josè Carreras e Luciano Pavarotti), in cui viene proposto un repertorio di accattivante e di facile presa, non bisogna dimenticare che il tenore spagnolo è anche un grande interprete di Wagner ("Lohengrin" a Vienna e Amburgo, "Parsifal" al MET di New York), di cui ha inciso, fra l'altro, una pregevole edizione del "Tannhauser" sotto al direzione del compianto Giuseppe Sinopoli.
Nel 1959, a Città del Messico, canta Alfredo ("Traviata") e Cavaradossi, ("Tosca") nel 1961.Quindi, si accosta ai ruoli di Rodolfo ("Bohème"), Edgardo ("Lucia di Lammermoor"). A Tel Aviv (fra il dicembre 1962 e il giugno 1965) interpreta, spesso in ebraico, ruoli diversissimi tra loro: da Sansone (Saint-Saëns) a Nadir ("Pescatori di perle" di Bizet). Al New York City Opera., nel 1965, canta Pinkerton ("Madama Butterfly") e sempre nello stresso teatro, nel 1966, partecipa alla prima rappresentazione, negli USA di "Don Rodrigo" di Ginastera. Nel 1968, al Met,. debutta in "Adriana Lecouvreur" di Cilea. A Verona nel 1969 interpreta Don Carlo. Nel 1969 alla Scala di Milano, canta in Ernani e alla Scala canterà regolarmente.
Ricapitolando le date fondamentali della sua attività, troviamo che nel 1971 ha cantato al Covent Garden di Londra e poi in tutti i maggiori teatri del mondo. Nel 1974 a Parigi ("Vespri siciliani"), a New York ("Roméo et Juliette"), a Torino ("Fanciulla del West"). Nel 1975 debutta a Salisburgo ("Don Carlo" con la direzione di Karajan). Quindi, debutta in "Otello" ad Amburgo. È il primo protagonista di due opere a lui dedicate: "El poeta" di Torroba (Madrid, 1980) e "Goya" di Menotti (Washington, 1986).
Voce brunita, musicalità aggueritissima, eccellente attore, egli gode, grazie anche ad un sapiente battage pubblicitario, di una vastissima popolarità. Ha interpretato vari film d'opera (tra cui "Carmen" di Francesco. Rosi e "Traviata" di Franco Zeffirelli). A partire dal '73 ha anche iniziato un'apprezzabile attività di direttore d'orchestra, mettendo in scena opere come "Attila" di Verdi, i "Pagliacci" (con la regia di Zeffirelli) e "Carmen" (regia di Francesco Rosi).

martedì 20 gennaio 2015

Marco Simoncelli

Campioni Sportivi

Marco Simoncelli


data di nascita: martedì 20 gennaio 1987 (28 anni fa)
data morte: domenica 23 ottobre 2011 (3 anni fa)
Marco Simoncelli: Nato a Cattolica (in provincia di Rimini) e morto nel 2011, è stato un pilota motociclistico, deceduto a soli 24 anni sul circuito di Sepang, durante il Gran Premio della Malesia.

Ha corso per le scuderie Gilera, Aprilia ed Honda. Nel 2002 ha esordito nella classe 125, dal 2006 è passato alla 250 e dal 2010 alla MotoGP. Ha vinto 14 Gran Premi sui 151 disputati e nel 2008 ha vinto il Mondiale della classe 250.

Un bruttissimo incidente mortale, il 23 ottobre 2011, l'ha fermato per sempre, suscitando eccezionali manifestazioni di affetto. In più di 25.000 hanno partecipato ai funerali di SuperSic (come l'hanno soprannominato i suoi fan), trasmessi anche in diretta televisiva. Il Milan, la squadra di cui è stato tifoso, in suo onore, è sceso in campo con il lutto al braccio.

 


lunedì 19 gennaio 2015

Paolo Borsellino

Nati in questo giorno

Paolo Borsellino

 

data di nascita: venerdì 19 gennaio 1940 (75 anni fa)

data morte: domenica 19 luglio 1992 (22 anni fa)
Paolo Borsellino: Un campione della lotta alla mafia che portò avanti al costo della vita, lasciando, insieme con il collega e amico Giovanni Falcone, un esempio insuperabile di difensore della legalità e di servitore dello Stato.

Palermitano doc come Falcone, a quest'ultimo fu legato da una vecchia amicizia, nata in tenera età, quando i due giocavano a calcio nell'oratorio del quartiere Kalsa. Nello stesso quartiere abitava Tommaso Buscetta, il pentito di mafia più eccellente della storia, che circa trent'anni più tardi incrociarono da magistrati.

In quel periodo, sotto la guida del giudice Antonio Caponnetto, entrò a far parte del celebre pool antimafia che, coordinando le diverse attività d'indagine dei suoi componenti, riuscì a condurre una capillare azione di contrasto al fenomeno mafioso, suggellata nel 1986 con il maxiprocesso di Palermo.

Premiato per questo con la nomina a procuratore della repubblica di Marsala, Borsellino prese il posto di Falcone come procuratore aggiunto di Palermo nel dicembre del 1991. Sette mesi più tardi, poche settimane dopo l'assassinio di Falcone, trovò la morte in un terrificante attentato mafioso, eseguito a via D'Amelio (davanti all'abitazione della madre) e in cui persero la vita cinque agenti della sua scorta. Era il 19 luglio del 1992.

sabato 17 gennaio 2015

Michael Kevin "Mick" Taylor

Michael Kevin "Mick" Taylor

 

 



(Welwyn Garden City, 17 gennaio 1949)
è un chitarrista inglese.
 Esercitò una notevole influenza nella scena musicale rock di fine anni '60.


Micheal Kevin Taylor
 nacque a Welwyn Garden City,
ma crebbe ad Hatfield

, dove suonò per alcuni anni nei
Gods
 e in altre piccole band locali.
L'episodio che dette una svolta alla sua vita avvenne all'età di 16 anni, quando
 John Mayall









Eric Clapton
 











e Peter Green.

Tempo dopo, schernendosi dirà: "Un minuto prima stavo suonando con gli amici musicisti di Hatfield e un minuto dopo ero in tour negli States come solista di John Mayall e dei Bluesbreakers". Dopo l'esordio nei








Bluesbreakers,

 nel 1969 venne contattato dai Rolling Stones

per sostituire provvisoriamente Brian Jones

,
 ma nel luglio dello stesso anno divenne un membro del gruppo a tutti gli effetti.
lo invitò a suonare con lui sul palco durante una session all'Hatfield Polytechneque. Fu durante quella sessione improvvisata che capì che il suo futuro doveva essere da musicista. L'anno successivo fu contattato da Mayall e a soli 17 anni ottenne il posto da chitarrista che in precedenza era stato occupato da
Nel 1974 lasciò però il gruppo per dedicarsi, senza alcuna fortuna, alla carriera solista.
Il suo distacco dagli Stones non ha mai trovato una spiegazione univoca. A quanto sembra, le ragioni della rottura vanno ricercate nell'inconciliabilità tra la sua direzione musicale e quella degli Stones, che a metà anni settanta abbandonarono il blues rock per approcciare generi diversi, nel difficile rapporto con Keith Richards,

 in quel periodo fortemente compromesso dall'eroina, da problemi relativi al non accreditamento dei brani a cui Taylor aveva collaborato e all'eccessiva frenesia dei tour.
Nel 1979 esce il suo primo album da solista, composto da otto brani di cui il primo è
 Leather Jacket

un cut delle registrazioni per Exile on Main St. a Villa Nellcôte.
Nel 1982 collabora all'incisione del disco
 No Compromise

del musicista veneziano Guido Toffoletti's Blues Society.
Nel 1996 ha registrato dal vivo la canzone  
Hai un momento Dio?,

compresa nel disco Su e giù da un palco, insieme a Luciano Ligabue. Ha ispirato intere nuove generazioni di chitarristi rock e blues.

venerdì 16 gennaio 2015

Jim Carrey

Nati in questo giorno

Jim Carrey


data di nascita: mercoledì 17 gennaio 1962 (53 anni fa)
Approfondimenti
Jim Carrey
Sito Ufficiale
Jim Carrey: Nato a Newmarket (Ontario, Canada), attore, comico e doppiatore di grande successo. Il suo vero nome è James Eugene Redmond Carrey ed è famosissimo per la sua versatilità e la sua bravura nel recitare ruoli comici e anche drammatici con la stessa verve e in maniera eccellente. Ha interpretato moltissimi ruoli in diversi film, anche se a renderlo famoso sono stati soprattutto i film comici, come
 "Ace Ventura - L'acchiappanimali" (1994)
 
 
 "Ace Ventura - Missione Africa" (1995),
 
 
 "The Mask - Da zero a mito" (1994) 
 http://www.locandinebest.net/imgk/the%20mask.jpg
 
e
 "Una settimana da Dio" (2003).
 
 Le sue performance in film drammatici come "The Truman Show" (1998), "Se mi lasci ti cancello" (2004) e "Man on the Moon" (1999) lo rendono un attore davvero completo e amato dal pubblico in tutto il mondo.
Nel 2009 recita nel film d'animazione virtuale "A Christmas Carol", prodotto dalla Walt Disney Pictures e tratto dal famoso libro di Charles Dickens interpretando ben sette personaggi grazie alla tecnica del "motion capture".